Le aziende agricole hanno oggi molteplici strumenti tecnologici a disposizione, che hanno l’obiettivo di aumentare l’efficienza della produzione e ridurre i costi. Tali tecnologie registrano e producono una mole rilevante di dati che, se analizzati e letti in modo adeguato, permettono di ottimizzare il lavoro nei campi, gestire efficacemente risorse e input di produzione, ridurre gli sprechi.

I dati assumono quindi un’importanza significativa nell’agricoltura moderna e sono fonte di grandi trasformazioni nel settore: le mappe di resa ne sono la dimostrazione.

Cosa sono le mappe di resa e come vengono prodotte

Le mappe di resa sono mappe dei campi in cui viene riportata la resa rilevata in ogni singolo metro quadrato.

Sono molto diffuse per i cereali autunno-vernini, raccolti con una mietitrebbia dotata di un apposito sensore che registra in modo costante la quantità di granella raccolta.

Ogni informazione è georeferenziata, in modo da poter essere visualizzata in mappa. Questa prima fase genera dati grezzi, cioè non immediatamente leggibili dagli agricoltori. Per questo occorre una fase di pulizia e una di generalizzazione per fornire informazioni concrete e utilizzabili dalle aziende agricole.

Durante la fase di raccolta dei dati in campo, infatti, si possono verificare alcuni errori che producono valori scorretti; ad esempio, dati con valori di resa che la pianta non è in grado fisiologicamente di produrre o pari a zero, oppure dati registrati in punti in cui la velocità rilevata della mietitrebbia risulta troppo elevata.

Inoltre vanno tenuti in considerazione:

  • errori legati all’ampiezza di taglio, ovvero quando solo una parte della barra falciante procede alla raccolta e l’informazione non viene registrata dal sensore. (Fig. 1)

  • errore di inserimento del “ritardo di flusso”, cioè impostazione scorretta dell’intervallo di tempo che prevede il passaggio della granella dalla barra alla bilancia. (Fig. 2)
  • errori legati al rallentamento o accelerazione della trebbia, mantenendo lo stesso ritardo di flusso. (Fig. 3)
  • errore nell’acquisizione di dati durante operazioni come la sterzatura del mezzo. In questi momenti non viene raccolta granella, ma il macchinario continua a registrare dati. (Fig. 4)

Una volta effettuata la fase di pulizia dei dati, si procede a quella di generalizzazione, che permette di interpolare i dati e produrre vere e proprie mappe di resa, utili all’utente finale.

L’agricoltore può quindi individuare le zone del campo che hanno avuto una resa più o meno elevata, fare previsioni sulle rese degli anni successivi e utilizzare queste informazioni per adottare mappe di prescrizione per ottimizzare la concimazione.

Mappe di resa: esempi di applicazione

Le mappe di resa supportano tecnici e agricoltori nel migliorare le pratiche agricole in campo e forniscono indicazioni su quali colture seminare nella stagione agraria successiva e sulla densità di semina ottimale.

A causa dell’alta variabilità dei suoli, ci sono zone del campo che sono meno produttive: le mappe di resa permettono di rilevare le disuguaglianze all’interno del campo e capire quali soluzioni adottare per avere le massime rese e la massima qualità.

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