L’oidio del grano, causato dal fungo Blumeria graminis f. sp. tritici (sin. Erysiphe graminis), rappresenta una delle principali fitopatie fogliari dei cereali autunno-vernini. In condizioni favorevoli può determinare riduzioni di prodotto significative, soprattutto su varietà sensibili e durante annate caratterizzate da clima mite e asciutto.
Accanto alle strategie tradizionali di difesa, assumono un ruolo sempre più rilevante le tecnologie di supporto decisionale, in particolare i modelli previsionali, che consentono una gestione più razionale e sostenibile degli interventi fungicidi.

primo piano di mani maschili che tengono un tablet e controllano una spiga di grano, in secondo piano coltura di grano matura con raggi di sole al tramonto

Quali sono i sintomi dell’oidio del grano

L’oidio del grano si sviluppa sulla superficie degli organi verdi della pianta. I sintomi iniziali si manifestano con macchie biancastre polverulente su foglie, guaine fogliari e, nei casi più gravi, anche su culmo e spiga.
Con il progredire dell’infezione, le colonie fungine tendono a diventare più compatte e grigiastre, con comparsa dei cleistoteci, organi di resistenza che permettono al patogeno di superare la stagione sfavorevole.

Le foglie più colpite sono generalmente quelle basali, ma in condizioni di elevata pressione della malattia l’infezione può risalire fino alla foglia bandiera, compromettendo in modo diretto la fotosintesi e la resa finale.

L’oidio del grano si sviluppa sulla superficie degli organi verdi della pianta. I sintomi iniziali si manifestano con macchie biancastre polverulente su foglie, guaine fogliari e, nei casi più gravi, anche su culmo e spiga.
Con il progredire dell’infezione, le colonie fungine tendono a diventare più compatte e grigiastre, con comparsa dei cleistoteci, organi di resistenza che permettono al patogeno di superare la stagione sfavorevole.

Fonte foto: wiki.bugwoodcloud.org

Le foglie più colpite sono generalmente quelle basali, ma in condizioni di elevata pressione della malattia l’infezione può risalire fino alla foglia bandiera, compromettendo in modo diretto la fotosintesi e la resa finale.

Fonte foto: wiki.bugwoodcloud.org

Le condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo

A differenza di molte altre malattie fungine, l’oidio del grano non necessita di piogge per svilupparsi. Le condizioni ottimali per la sua diffusione sono:

  • temperature miti, generalmente comprese tra 10 e 20 °C;
  • elevata umidità relativa, anche in assenza di precipitazioni;
  • colture fitte ed eccessiva concimazione azotata;
  • durante il processo infettivo predilige temperature più elevate (fino a 30 gradi).

Inverni miti e primavere asciutte favoriscono infezioni precoci, già a partire dalla fase di accestimento, con successiva intensificazione della malattia durante la levata. In questi casi, l’oidio può mantenersi attivo per lunghi periodi, aumentando il rischio di danni economici.

La stagione 2024-2025 è stata caratterizzata da un clima estremamente variabile. Al Nord e Centro le forti piogge primaverili hanno causato ristagni idrici e l’elevata umidità durante la fase di levata ha favorito lo sviluppo del fungo sulla base dei culmi e sulle foglie inferiori. Al Sud e nelle Isole l’inverno mite ha portato a una comparsa precoce del patogeno: il rischio maggiore è stato rilevato nei campi con alta densità di semina, che ha creato un microclima umido e chiuso all’interno della vegetazione.

A differenza di molte altre malattie fungine, l’oidio del grano non necessita di piogge per svilupparsi. Le condizioni ottimali per la sua diffusione sono:

  • temperature miti, generalmente comprese tra 10 e 20 °C;
  • elevata umidità relativa, anche in assenza di precipitazioni;
  • colture fitte ed eccessiva concimazione azotata;
  • durante il processo infettivo predilige temperature più elevate (fino a 30 gradi).

Inverni miti e primavere asciutte favoriscono infezioni precoci, già a partire dalla fase di accestimento, con successiva intensificazione della malattia durante la levata. In questi casi, l’oidio può mantenersi attivo per lunghi periodi, aumentando il rischio di danni economici.

campo di grano con piantine giovani in cui si intravede la base di una colonnina di una stazione agrometeo - osservazione in campo a cura di Agricolus

La stagione 2024-2025 è stata caratterizzata da un clima estremamente variabile. Al Nord e Centro le forti piogge primaverili hanno causato ristagni idrici e l’elevata umidità durante la fase di levata ha favorito lo sviluppo del fungo sulla base dei culmi e sulle foglie inferiori. Al Sud e nelle Isole l’inverno mite ha portato a una comparsa precoce del patogeno: il rischio maggiore è stato rilevato nei campi con alta densità di semina, che ha creato un microclima umido e chiuso all’interno della vegetazione.

Monitoraggio e soglie di intervento

Agricoltore in ginocchio che osserva il grano giovane nel campo.La difesa dall’oidio del grano si basa innanzitutto su un attento monitoraggio del campo, soprattutto tra accestimento e inizio levata, fasi considerate critiche per l’avvio dell’epidemia.
Secondo le indicazioni dei servizi fitosanitari regionali e dei disciplinari di difesa integrata, l’intervento chimico risulta giustificato quando l’infezione è presente su una percentuale significativa di piante e tende a risalire verso le foglie superiori.

In prossimità della comparsa della foglia bandiera, la decisione di trattare deve essere ancora più mirata, valutando la reale attività della malattia e il rischio di danni produttivi, spesso in competizione con altre patologie fogliari come septoriosi (Zymoseptoria tritici) e ruggini (Puccinia striiformis).

La difesa dall’oidio del grano si basa innanzitutto su un attento monitoraggio del campo, soprattutto tra accestimento e inizio levata, fasi considerate critiche per l’avvio dell’epidemia.
Secondo le indicazioni dei servizi fitosanitari regionali e dei disciplinari di difesa integrata, l’intervento chimico risulta giustificato quando l’infezione è presente su una percentuale significativa di piante e tende a risalire verso le foglie superiori.

Agricoltore in ginocchio che osserva il grano giovane nel campo.

In prossimità della comparsa della foglia bandiera, la decisione di trattare deve essere ancora più mirata, valutando la reale attività della malattia e il rischio di danni produttivi, spesso in competizione con altre patologie fogliari come septoriosi (Zymoseptoria tritici) e ruggini (Puccinia striiformis).

Strategie di difesa dall’oidio del grano

Dall’approccio tradizionale alla difesa integrata

La lotta all’oidio del grano si inserisce oggi in un contesto di difesa integrata, che combina:

  • scelte agronomiche corrette (rotazioni, densità di semina, gestione dell’azoto);
  • utilizzo di varietà tolleranti o meno suscettibili;
  • impiego razionale dei fungicidi, con principi attivi specifici e meccanismi d’azione diversificati.

L’obiettivo non è l’eradicazione della malattia, ma il contenimento della sua intensità al di sotto della soglia di danno economico, riducendo al minimo l’impatto ambientale degli interventi.

La lotta all’oidio del grano si inserisce oggi in un contesto di difesa integrata, che combina:

  • scelte agronomiche corrette (rotazioni, densità di semina, gestione dell’azoto);
  • utilizzo di varietà tolleranti o meno suscettibili;
  • impiego razionale dei fungicidi, con principi attivi specifici e meccanismi d’azione diversificati.

L’obiettivo non è l’eradicazione della malattia, ma il contenimento della sua intensità al di sotto della soglia di danno economico, riducendo al minimo l’impatto ambientale degli interventi.

Agricoltore in campo di grano con piantine giovani e verdi che controlla lo stato delle colture consultando uno smartphone e osservando un campione di pianta raccolto da terra_ esempio di difesa integrata con l'uso di modelli previsionali

Il ruolo dei modelli previsionali

Negli ultimi anni, la ricerca e la sperimentazione hanno portato allo sviluppo di modelli previsionali di difesa per l’oidio del grano, basati sull’elaborazione di dati meteorologici (temperatura, umidità, andamento stagionale) e sullo stadio fenologico della coltura, che consentono di:

  • stimare il rischio di infezione;
  • individuare le finestre temporali più critiche per lo sviluppo della malattia;
  • supportare l’agricoltore nella scelta del momento ottimale di intervento.

Questi strumenti permettono di passare da una difesa “a calendario” a una difesa realmente guidata dal rischio, con benefici economici e ambientali.

Come funziona il modello di difesa dall’oidio del grano

Il modello previsionale per l’oidio del grano che rilasceremo a breve in Agricolus si basa su un approccio meccanicistico, che mira a simulare il processo infettivo del patogeno in funzione delle condizioni meteorologiche e dello stadio fenologico della coltura.

Quando si verificano condizioni ambientali favorevoli all’infezione, il modello avvia il calcolo dell’efficienza infettiva effettiva, espressa come valore percentuale, a cui è associata una specifica classe di rischio. Questo output consente di valutare non solo la presenza di condizioni predisponenti, ma la reale capacità del fungo di instaurare l’infezione.

Un elemento distintivo del modello è la valutazione dinamica della sopravvivenza delle spore, che può ridursi in determinati intervalli di temperatura media, pressione di vapore e precipitazioni, contribuendo a una stima più realistica del rischio.

grafico del modello di difesa dell'oidio del grano della piattaforma Agricolus

Grafico del modello previsionale per l’Oidio del grano della piattaforma Agricolus

Il consiglio operativo viene restituito all’agricoltore solo dopo il superamento della fase fenologica BBCH 31 (inizio levata), in modo da evitare segnalazioni premature in momenti in cui l’intervento in campo non risulta ancora giustificato.

Step di lavoro del modello di difesa di Agricolus per l’Oidio del grano

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icone dello step 1 del modello per l'oidio di Agricolus

icone dello step 2 del modello per l'oidio di Agricolus

icone dello step 3 del modello per l'oidio di Agricolus

icone dello step 4 del modello per l'oidio di Agricolus

Simulazione meccanicistica del patogeno Calcolo dell’efficienza infettiva effettiva Monitoraggio dinamico delle spore Consigli operativi dopo la fase BBCH 31

Utilizzare il modello previsionale per la difesa dall’oidio del grano offre numerosi vantaggi:

  • riduzione dei trattamenti non necessari, con minori costi di produzione;
  • migliore efficacia degli interventi, effettuati nel momento di massima sensibilità della coltura;
  • contributo alla sostenibilità della cerealicoltura, in linea con gli obiettivi della difesa integrata e delle politiche europee;
  • supporto alle decisioni anche in contesti di variabilità climatica crescente.

L’oidio del grano rimane una fitopatia di grande rilevanza agronomica. La conoscenza approfondita della biologia del patogeno, delle condizioni predisponenti e delle fasi fenologiche più sensibili rappresenta la base per una difesa efficace.
In questo contesto, i Sistemi di Supporto alle Decisioni (DSS) costituiscono uno strumento chiave per una gestione moderna e sostenibile della malattia, capace di coniugare produttività, riduzione degli input chimici e tutela dell’ambiente.

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