Il settore del pesco in Italia rappresenta una componente importante dell’ortofrutta nazionale, anche se negli ultimi anni ha attraversato una fase di profonda riorganizzazione.

Per la stagione 2025, la produzione italiana di pesche, nettarine e percoche è stata stimata in circa 930 mila tonnellate: un volume che conferma il peso del comparto a livello europeo, pur in un contesto competitivo sempre più forte.

Secondo ISMEA, sulla base delle stime Europech, la campagna italiana si è collocata su livelli sostanzialmente stabili rispetto al 2024, con frutti di buona qualità e calibri mediamente elevati.

due tecnici in un campo di frumento che si stringono la mano, uno dei due tiene in mano un device. Come filigrana all'immagine si vede un'infografica con icone che rappresentano la catena di valore della filiera agroalimentare, dal campo alla tavola

Come sono cambiate superfici e produzione del pesco in Italia

Il dato più evidente degli ultimi vent’anni è la contrazione delle superfici. Nel 2003 in Italia si contavano 64.553 ettari coltivati a pesco, mentre nel 2024 gli ettari sono scesi a 36.692, con una riduzione di circa il 43%.

Questa contrazione non va letta solo come una crisi quantitativa: in parte ha anche contribuito a riequilibrare il mercato, contenendo gli eccessi di offerta che in passato avevano penalizzato la redditività delle aziende. Allo stesso tempo, però, riflette un processo di selezione molto forte, che ha colpito soprattutto gli areali meno competitivi o più esposti alle criticità economiche e climatiche.

Tale apparente stabilità si inserisce in un quadro ancora complesso. Il comparto continua a essere influenzato da diversi fattori critici:

  • aumento dei costi di produzione
  • difficoltà nel reperire manodopera
  • volatilità dei prezzi

A questi si somma l’impatto sempre più evidente dei cambiamenti climatici: eventi estremi come gelate tardive, grandinate e periodi di siccità stanno rendendo la coltivazione più rischiosa e meno prevedibile, contribuendo all’abbandono di molte superfici.

Il dato più evidente degli ultimi vent’anni è la contrazione delle superfici. Nel 2003 in Italia si contavano 64.553 ettari coltivati a pesco, mentre nel 2024 gli ettari sono scesi a 36.692, con una riduzione di circa il 43%.

Questa contrazione non va letta solo come una crisi quantitativa: in parte ha anche contribuito a riequilibrare il mercato, contenendo gli eccessi di offerta che in passato avevano penalizzato la redditività delle aziende. Allo stesso tempo, però, riflette un processo di selezione molto forte, che ha colpito soprattutto gli areali meno competitivi o più esposti alle criticità economiche e climatiche.

filari di peschi

Tale apparente stabilità si inserisce in un quadro ancora complesso. Il comparto continua a essere influenzato da diversi fattori critici:

  • aumento dei costi di produzione
  • difficoltà nel reperire manodopera
  • volatilità dei prezzi

A questi si somma l’impatto sempre più evidente dei cambiamenti climatici: eventi estremi come gelate tardive, grandinate e periodi di siccità stanno rendendo la coltivazione più rischiosa e meno prevedibile, contribuendo all’abbandono di molte superfici.

Dove si concentra oggi la produzione italiana di pesco

Dal punto di vista territoriale, la produzione resta concentrata in alcune aree chiave. L’Emilia-Romagna mantiene un ruolo centrale, soprattutto per quanto riguarda le nettarine, mentre regioni del Sud come Campania, Puglia e Calabria stanno mostrando segnali di crescita. Questa redistribuzione riflette anche la ricerca di condizioni climatiche più favorevoli e di una maggiore sostenibilità economica delle aziende.

Sul piano del mercato, l’Italia beneficia ancora di una domanda interna significativa e di un buon posizionamento sui mercati europei, grazie alla qualità del prodotto e alla varietà dell’offerta. Tuttavia, la competizione resta elevata, in particolare con la Spagna, che negli ultimi anni ha rafforzato la propria leadership produttiva e commerciale.

gruppo di infografiche riassuntive sui dati condivisi dall'Osservatorio Smart Agrifood sulla digitalizzazione della filiera agroalimentare relativi all'anno 2024 in Italia

La mosca della frutta: una criticità rilevante

Tra le principali problematiche fitosanitarie del pesco si distingue la Ceratitis capitata, uno dei parassiti più dannosi per la frutticoltura. Si tratta di un organismo altamente polifago, in grado di attaccare oltre 250 specie vegetali e di sviluppare:

  • fino a 6–7 generazioni annue nel Sud Italia
  • circa 3–4 generazioni nel Centro-Nord

Il danno è particolarmente insidioso perché colpisce direttamente il frutto. Le femmine depongono le uova sotto la buccia delle pesche in fase di maturazione; le larve si sviluppano all’interno della polpa, scavando gallerie e causando marciumi che rendono il prodotto non più commerciabile.

mosca della frutta su una foglia

Photo Credits: Scott Bauer, U.S. Department of Agriculture

pesca aperta con visibile danno da mosca della frutta (presenza di larve)

Photo Credits: www.rivistadiagraria.org

Anche una presenza limitata di frutti infestati può compromettere intere partite, con conseguenze economiche importanti. Nei casi più gravi, in assenza di adeguata difesa, le perdite possono arrivare fino all’80–100% della produzione.

In quali condizioni aumenta il rischio di infestazione

La pressione della mosca della frutta sui pescheti aumenta in condizioni specifiche:

  • temperature elevate (estate)
  • umidità favorevole
  • presenza di frutti maturi
  • varietà tardive

Il cambiamento climatico sta favorendo la diffusione del parassita, aumentando il numero di generazioni annuali e la sua sopravvivenza.

pesche a terra sotto all'albero

La gestione della mosca richiede un approccio integrato e continuo. Non è sufficiente intervenire solo quando il danno è visibile: è necessario monitorare costantemente la presenza dell’insetto, ad esempio tramite trappole, e affiancare pratiche agronomiche come la raccolta tempestiva e la rimozione dei frutti caduti.

Quando necessario, si ricorre a sistemi di controllo mirati, come esche attrattive o trattamenti specifici, privilegiando sempre più spesso soluzioni a basso impatto ambientale.

Come gestire la mosca in modo più efficace con i DSS

In un contesto produttivo più complesso e meno prevedibile, l’innovazione tecnologica assume un ruolo sempre più strategico. Il Sistema di Supporto alle Decisioni per il pesco di Agricolus, PeachDSS, rappresenta un esempio di strumento avanzato per la gestione agronomica del pesco e per la difesa dalla mosca della frutta.

Il DSS consente di:

  • analizzare lo sviluppo della mosca nei diversi stadi biologici
  • prevedere il rischio di infestazione
  • supportare interventi mirati

Il modello si basa sul calcolo dei Gradi Giorno Accumulati (GDD), un indicatore ampiamente utilizzato in agronomia per descrivere lo sviluppo degli insetti in funzione della temperatura.

laptop con schermata di agricolus peachDSS, modello di difesa dalla mosca della frutta

PeachDSS – Piattaforma Agricolus – schermata con modello di difesa dalla mosca della frutta

Oltre alla difesa fitosanitaria, PeachDSS integra diverse funzionalità. Attraverso l’uso di immagini satellitari Sentinel-2, consente di monitorare lo stato vegetativo delle piante, valutando parametri come la vigoria, il contenuto di clorofilla e lo stress idrico.

Inoltre, include modelli previsionali dedicati alla fenologia, all’irrigazione e alla nutrizione, fornendo indicazioni operative basate su dati ambientali rilevati in campo, con un orizzonte temporale fino a sette giorni.

Quali sono le prospettive per il futuro del settore

operatore agricolo con pesche raccolte tra le maniIl settore del pesco in Italia si presenta oggi meno esteso rispetto al passato, sebbene più orientato alla qualità, alla sostenibilità e all’efficienza. Le sfide restano significative, dal cambiamento climatico alla pressione dei parassiti, fino alla competizione internazionale, ma allo stesso tempo emergono nuove opportunità legate all’innovazione.

In questo scenario, strumenti come PeachDSS possono contribuire concretamente a migliorare la gestione aziendale, ottimizzando gli interventi, riducendo i costi e aumentando la sostenibilità complessiva della produzione. Il futuro del comparto dipenderà quindi dalla capacità di integrare competenze agronomiche, tecnologie digitali e strategie di adattamento ai nuovi contesti produttivi.

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