Xylella fastidiosa, ovvero: caccia alle streghe in versione agronomica

oliveto colpito da xylella
Emanuele RanieriData Analyst, Entomologo, PhD

L’epidemia di Xylella fastidiosa (XF) in Italia, iniziata nel 2013 con il rinvenimento del patogeno negli ulivi salentini, ha rappresentato uno scenario molto particolare. In Puglia, infatti, parallelamente al dover fronteggiare un gravissimo problema fitosanitario, si è dovuto fare i conti con lo screditamento della comunità scientifica, la nascita di teorie cospirative, tumulti popolari, e dibattiti che hanno spaccato l’opinione pubblica.

Cerchiamo di fare, in maniera semplice, un po’ di luce sull’argomento.

Cos’è la Xylella?

Si tratta di un batterio xilematico ospite di molte piante, di interesse agrario e non, per cui attualmente non esiste una cura. Esistono diverse sottospecie del batterio, caratterizzate da peculiarità genetiche e specificità verso determinate piante.

Quella presente in Italia è la sottospecie pauca: attualmente l’epidemia è oggetto di un programma di contenimento, dopo che l’eradicazione è stata giudicata impossibile. La malattia che questo batterio causa negli ulivi italiani è conosciuta come CoDiRO (Complesso del Disseccamento Rapido degli Olivi).

Come è arrivata in Italia? Molto probabilmente dal Costa Rica, attraverso importazione accidentale di materiale vegetale infetto.

Cosa vuol dire batterio xilematico?

Vuol dire che il suo habitat è lo xilema, uno dei due tessuti vascolari della pianta, deputato a trasportare acqua e nutrienti dal suolo agli organi vegetali. Nel momento in cui il batterio trova le condizioni favorevoli, colonizza lo xilema formando un biofilm che rappresenta una vera e propria ostruzione del vaso conduttore, bloccando il passaggio dell’acqua.

La pianta subisce così un disseccamento che può portare alla morte dell’organismo: questo spiega anche il motivo per cui le infezioni di Xylella vengono a volte scambiate per normale stress idrico.

Come si trasmette?

Il batterio si trasmette da pianta a pianta tramite l’intervento di un insetto vettore, in grado di acquisire il patogeno da una pianta colonizzata (anche asintomatica) e inocularlo in una pianta sana generando l’infezione.

Di che insetto stiamo parlando? O meglio: di quali insetti stiamo parlando? Per la comunità scientifica infatti, ogni insetto in grado di nutrirsi a carico dello xilema è un potenziale vettore fino a prova contraria. Questa conclusione deriva dal fatto che Xylella Fastidiosa non mostra un’elevata specificità e diversi insetti a nutrizione xilematica sono in grado di trasmetterlo (seppur con efficienza e specificità diverse).

Da un punto di vista epidemiologico, per la situazione italiana, il principale insetto vettore è Philaenus spumarius, meglio conosciuto come “sputacchina”. Vi è mai capitato di notare, nei prati in primavera, delle piccole nuvole di schiuma sulla vegetazione? Molto probabilmente quella schiuma racchiude gli stadi giovanili dell’insetto.

Complessivamente il quadro epidemiologico è molto complesso ed è da qui che nascono le difficoltà di contenimento della malattia.

Da un lato, XF può colonizzare centinaia di piante, che possono sopportare diversi livelli di infezione per anni senza mostrare sintomi (o anche non mostrarli mai). Dall’altro lato, la sputacchina è un insetto molto comune, molto abbondante negli ecosistemi agrari, ed estremamente polifago (può a sua volta nutrirsi a carico di innumerevoli piante).